Dai tornanti alpini ai canyon della Provenza, al mare del Gargano

FRA ITALIA E SVIZZERA. IL GIRO DEI PASSI MITICI
Un girotondo di pieghe sui crinali tra Svizzera, Alto Adige e Lombardia. Un itinerario emozionante di 290 chilometri dove ad attrarre è la strada: esaltante, impegnativa, mozzafiato. Si parte (e si arriva) dal paese di Edolo, all’inizio della Val Camonica, lanciando il motore verso il Passo dell’Aprica e il Passo del Bernina, lungo la SS38a, dove si trova l’antico Ospizio, hotel e tappa dei motociclisti. Si è già in territorio svizzero, puntellato da paesini con le case dai balconi fioriti e il trenino rosso del Bernina Express che corre accanto. Velocità, lunghi rettilinei e abetine nel Parco dell’Engadina: è la salita al Passo del Fuorn (Ofenpass) che porta in Alto Adige, tra i larici di Tubre, la medievale Glorenza, il castello di Montechiaro. La regina delle salite è lì: la SS38 del tortuoso Passo dello Stelvio, tra i valichi stradali più alti d’Europa (2758 metri). «La strada per il Passo—spiega Stefano Angeleri, perito industriale—è un groviglio di curve e, vista dall’alto, sembra un filo per cucire buttato sul tavolo. Fu progettata nel 1818 da Carlo Donegani per conto di Francesco I, imperatore d’Austria. Per la moto è perfetta, anche perché l’aria purificata dalle conifere ti assale alla prima curva a gomito. Una volta in cima, ci si può fermare al museo al passo, oppure dormire al “Passo Stelvio”, il primo albergo costruito sul valico». La discesa porta a Bormio, già terme romane e medievali, Santa Caterina Valfurva e il mitico Passo Gavia, a 2621 metri. Per divertirsi ancora un po’.

LA COSTA AZZURRA E I CANYON DELLA PROVENZA
Borghi medievali e profonde gole che salgono verso gli ampi scenari delle Alpi Marittime: l’entroterra della Provenza, alle spalle della Costa Azzurra, è una delle mete motociclistiche più amate dai centauri in cerca di pace. L’itinerario di 400 chilometri si snoda prevalentemente su strade di montagna, ma il punto di partenza è Nizza, raggiungibile dall’Italia con l’autostrada A10. Lasciato il mare alle spalle, si punta dritto verso l’interno, lungo la N202 (Route des Grandes Alpes). Le pareti della forra delle Gorges du Cians si fanno sempre più vicine, fin quasi a sfiorare il motociclista. È un tunnel naturale scavato nella roccia, sbuca sulla vista mozzafiato degli strapiombi vertiginosi che dominano le anse del torrente Cians. Il motore corre verso gli ampi orizzonti di Valberg (D289) e verso la cittadina di Guillaumes (sosta al Castello della Reinne Jeanne). Poi, ancora gole. Quelle spettacolari di Georges de Daluis. La prossima tappa è il borgo di Entrevaux, accessibile solo dal ponte levatoio. Si abbandona quindi la moto per incamminarsi a piedi lungo l’intrico di viuzze e sulla rampa che conduce alla sommità della cittadella. «La salita è impegnativa—avverte Marcello Ragusa, consulente fiscale con il pallino dei motori —, ma una volta in cima il panorama che si apre sulla vallata compensa ogni sforzo. Giusto quello che ci vuole prima di affrontare la Route Napoléon, il canyon delle Gorges du Verdon e la Corniche Sublime, un percorso temerario interamente scolpito nella roccia calcarea che segue fedelmente le creste e le anse del canyon per tutta la lunghezza. Percorrerlo è un’esperienza emozionante che non lascia un attimo di tregua». I 30 chilometri successivi (fino ad Aiguines) sono un susseguirsi di curve e tratti a precipizio, poi la strada si fa più dolce fino a Grasse. L’ultimo sforzo è per le Georges du Loup, dove ci si inoltra lungo un percorso ad anello (D3 e D6) scavato a picco sul precipizio.

DA PARMA ALLA RIVIERA LIGURE
Quando l’A15 non c’era, la SS62 del Passo della Cisa avvicinava il mar Ligure alla Pianura Padana. L’itinerario è di 300 chilometri, si parte da Parma (imboccando proprio la SS62) dove la strada è piatta e dà, solo inizialmente, poche soddisfazioni. Ma dopo Fornovo di Taro, tappa dell’antica Via Francigena, si sale decisamente e ci si diverte con i primi tornanti. Bardone, Calestano, Cassio Parmense e poi sui crinali per Cavazzolo e a Berceto, dove i fan della rossa possono rendere omaggio al monumento che ricorda la prima gara di Enzo Ferrari. Ci si affaccia al Passo della Cisa, dove regna il silenzio più assoluto, poi si scende: Pontremoli, Aulla, Sarzana… e una volta sul mare, Montemarcello (sulla SP432) con le stradine che si affacciano sul Golfo di La Spezia e la litoranea SS370 delle romantiche Cinque Terre. I recidivi possono allontanarsi dal mare e rilanciare con l’esaltante sequenza di curve del Passo del Bracco, a pochi colpi di gas decisi sopra Bonassola (la salita è indicata da un vecchio cartello in cemento). La strada è l’Aurelia; la sosta di rito è al bar La Baracca, da sempre sosta dei motard e tempio del moto-club «I Pazzi del Bracco».

DALLA VIA APPIA AL PARCO DEI CASTELLI ROMANI
L’itinerario in moto sui Colli Romani (130 chilometri) comincia a piedi. Si, perché l’accesso storico da Roma verso sud è da sempre la Via Appia, quella antica, la consolare che è un grande museo all’aperto. Poi, in sella alla moto, si va sulla SS217 verso Castel Gandolfo (famoso per il Palazzo Papale), Albano Laziale (con la porta Pretoria e gli scavi romani), Ariccia (patria della porchetta) che guarda dall’alto il folto bosco di Villa Chigi. Bella la Via dei Laghi che rasenta il piccolo borgo antico di Nemi; entusiasmante la strada che si arrampica sui colli (SP15d) dei Pratoni del Vivaro sul cono vulcanico di Monte Cavo; tortuosa la salita a Rocca Priora (SS215 Via Latina), belvedere su metà Lazio. Imperdibile, infine, il vino di Frascati e la cucina della zona.

IN PUGLIA FRA MARE E FORESTE
Nessun tornante, ma curve tonde che sembrano disegnate col compasso tra i boschi del promontorio del Gargano. Il tour di 120 chilometri inizia a Manfredonia, non prima di aver visitato il castello di Federico II, e continua, verso Mattinata, lungo la SP53, che regala picchi di gioia per il suo andamento rotondo. Una ventina di chilometri tutti da guidare, ma anche da contemplare: a destra il mare più blu, la spiaggia rosa sotto le rocce e i faraglioni della Baia delle Zàgare, mentre pini d’Aleppo e olivi sfilano su terrazzamenti vertiginosi e, a sinistra, si susseguono i tavolati rocciosi del promontorio. La vista di Vieste appollaiata su uno sperone è di quelle da togliere il fiato. Tra archi naturali, pinnacoli e grotte marine la costa ha dato il meglio di sé. L’alternativa è la SS89 dell’entroterra che porta da Mattinata al Valico del Lupo. È una strada molto più stretta e meno armonica, ma è il regno della natura più selvaggia e vigorosa: nessun segno di vita, solo tracce di greggi e bestie al pascolo.

Questa voce è stata pubblicata in Senza categoria. Contrassegna il permalink.

I commenti sono chiusi.